Nadežda Jakovlevna Chazina Mandel’štam

30 ottobre 1899, Saratov, Russia
29 dicembre 1980, Mosca, Russia

Sento una paura invincibile
 in presenza dell’altezza misteriosa; 
io sono soddisfatto della rondine nei cieli
 e amo il volo delle campane!

E, sembra, antico pedone,
 che sopra l’abisso, sui ponti che si curvano,
 ascolto come cresce una palla di neve 
e l’eternità batte sulle ore di pietra.

Se così fosse! Ma io non sono
 quel viandante che passa rapido sulle foglie sbiadite
e veramente in me canta la tristezza.

In realtà, la valanga è sulle montagne!
 E tutta la mia anima è nelle campane 
ma la musica non salva dall’abisso!

 

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Katherine Mansfield

14 ottobre 1888, Wellington, Nuova Zelanda
9 gennaio 1923, Fontainebleau, Francia

SANARY 

La sua calda stanzetta guardava sulla baia

Oltre una palizzata erta di palme lucenti,

Là nell’afa del giorno lei si andava a sdraiare,

La testa bruna tutta reclina sulle braccia,

Così immobile e quieta che neppure sembrava

Pensare né sentire, e nemmeno sognare.

 

La ragnatela accecante del mare

Giù pendula dal cielo brillava, e il ragno-sole

Con spaventosa crudeltà affannata

Strisciava sopra il cielo e filava e filava-

Lei lo vedeva anche ad occhi serrati

Con le barchette-mosche prese dentro la rete.

 

E giù, nell’indolenza di quest’ora,

Nessuno nella strada polverosa passava,

Un profumo morente di fiore di mimosa

Ma dolce, troppo dolce, fermo in aria alitava.

 

 

 

 

Sylvia Plath

27 ottobre 1932, Jamaica Plain, Boston, Massachusetts, Stati Uniti
11 febbraio 1963, Primrose Hill, Londra, Regno Unito

 

Io sono verticale (1961) 

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più’ perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più’ naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

 

 

 

 

Wislawa Szymborska

2 luglio 1923, Kórnik, Polnia

1 febbraio 2012, Cracovia, Polonia

Al mio cuore, di domenica

Ti ringrazio, cuore mio: 
non ciondoli, ti dai da fare
senza lusinghe, senza premio,
per innata diligenza.

Hai settanta meriti al minuto.
Ogni tua sistole
è come spingere una barca
in mare aperto
per un viaggio intorno al mondo.

Ti ringrazio, cuore mio:
volta per volta
mi estrai dal tutto,
separata anche nel sonno.

Badi che sognando non trapassi in quel volo,
nel volo
per cui non occorrono le ali.

Ti ringrazio, cuore mio:
mi sono svegliata di nuovo
e benché sia domenica,
giorno di riposo,
sotto le costole
continua il solito viavai prefestivo.

Ada Negri

3 febbraio 1870, Lodi
11 gennaio 1945, Milano

 

Estate

Nei mesi estivi il solleone
rende i muri così abbaglianti
che a fissarli vien sonno:
tende gialle e rosse
si abbassano sui negozi;
il nastro di cielo
che s’allunga fra due strisce
parallele di tetti
è una lamina di metallo rovente.
Dolce è non far niente,
accucciati sulle pietre roventi,
respirando il caldo.

La danza della neve

Sui campi e sulle strade;
silenziosa e lieve,
volteggiando, la neve
cade.

Danza la falda bianca
nell’ampio ciel scherzosa
poi sul terren si posa
stanca.

In mille immote forme
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini
dorme.

Tutto d’intorno è pace;
chiuso in oblio profondo
indifferente il mondo
tace.

Vittoria Aganoor

26 maggio 1855, Italia
9 aprile 1910, Roma

Una bolla di sapone

Dell’etere tu sei

Veloce in grembo, variopinta sfera;

Un soffio a te dà l’ali,

Ti spegne un soffio; illusïon leggera,

Nulla di te rimane.

 

Larva gentile, imago

Sei tu de’ sogni e de’ pensati mondi,

Onde lo spirto è vago;

Anch’essi larve dai color giocondi

Allettatrici e vane.

 

Tu dilegui non pianta;

Ma di que’ sogni, che il pensier riveste,

Torna la speme infranta.

Perché, perché più delle tue funeste

Volgon le sorti umane?